Quando negli anni Sessanta ho iniziato a studiare architettura a Firenze, c’era un clima di grandi speranze, un periodo di grande effervescenza e a noi giovani architetti sembrava che il mondo fosse da reinventare completamente e che tutto fosse da ripensare e da riprogettare. Il mestiere degli architetti consiste nel realizzare i bisogni delle persone rispettando la loro cultura e le loro possibilità economiche, ma solo disegnando i loro sogni si è veramente architetti e, parafrasando Le Corbusier, si può dire che l’Architettura è il gioco magnifico e sapiente dei sogni delle persone. Ne discende che l’Architettura scolastica è il gioco magnifico e sapiente dei sogni dei bambini e degli insegnanti.